Taglio dell'erba per gli animali del podere

Taglio dell'erba per gli animali del podere

lunedì 29 agosto 2016

Agosto: Non aver mai bisogno...

Impressione di un Agricoltore che mal sopporta il caldo, la confusione ed i disservizi.
Impressione di un Agricoltore che con Agosto ci litigava anche da bambino.

Impressione di un Agricoltore che quest'anno, dopo molti anni, è andato al mare in un paio d'occasioni.
Impressioni di un Agricoltore che ha perennemente il giramento di scatole e scatoloni quando gli chiedono: "Ma perchè non ti fai due belle settimane di ferie in Agosto?"


Ed Agosto se ne va...
tra i dodici, lui, il mese che più mi fa arrabbiare.
Arriva dopo il caldo, e se ne va lasciando il caldo.
Arriva, e subito pare volerti dire: "Adesso non avere fretta, non rompere le scatole, adattati pretendendo poco da me. Posso far poco se il fratello luglio non si è impegnato abbastanza. Posso far poco se il fratello Settembre non saprà impegnarsi abbastanza! Son nato per le ferie io, mica per il Lavoro!"
Arriva, e tutto viene vissuto a rallentatore...
Non aver mai bisogno di un permesso in comune...
Non aver mai bisogno di una consulenza tecnica...
Non aver mai bisogno di un ricambio del trattore...
Non aver mai bisogno del tuo veterinario...
Non aver mai bisogno di una visita medica...
Non sentirti mai male...che fai prima.
Non aver mai bisogno del commercialista...
Non aver mai bisogno dell'associazione di categoria...
Non aver mai bisogno di un muratore per un intervento d'urgenza...
Non aver mai bisogno del meccanico...
Fai prima a non usarla l'auto, tanto non troverai posto in paese dove poterla parcheggiare.
Non aver mai bisogno di un pezzo di ricambio della caldaia...
Non aver mai bisogno di andare a cena di sabato sera...
Rimani a casa e sarai certo di quel che mangerai...e sopratutto sarai certo di riuscire a mangiare.
Non aver mai bisogno di un amico con cui fare due parole perchè saranno tutti in ferie, amici e nemici.
Non aver mai voglia di un bel film alla televisione...
Farai prima a lanciarla nell'aia quella scatola parlante, prima di riuscire a cavarne qualcosa di interessante.
Non aver mai voglia del tuo programma preferito alla radio...
Ci sarà un intruso a sparar bischerate ed a far sondaggi su quanto possa essere migliore una tal crema solare piuttosto che un'altra.
Non aver mai bisogno di frescura a ferragosto...
I cittadini avranno colonizzato tutti i castagni e tutti i faggi nel raggio di 100 Kilometri dal podere.
Non aver mai bisogno di andare al mare in tutta tranquillità...
Avrai solo travasi di bile per arrivare al mare (fila), parcheggiare al sole ed a prezzi esorbitanti (fila), trovare una spiaggia libera (fila), stenderti con l'ombrellone (sarà come giocare a tetris con ascelle, piedi, crani e zaini dei vicini accorsi lì per darti il benvenuto), andare al bar a prendere un gelato (fila), uscire dal parcheggio nella macchina che parrà una fornace (fila), rientrare al podere percorrendo la statale (fila) e la regionale (fila)...
Non avere mai bisogno di andare da qualsiasi parte, che tanto o troverai chiuso o troverai la....fila.
Sopporta il caldo, imprecando se necessario, e conta i giorni che ti mancano alla fine del mese.
E quando FINALMENTE Agosto se ne andrà, allora si che potrai riposarti finalmente iniziando la vendemmia a mille all'ora, facendo tirate dall'alba al tramonto a stare chinato e tirar su cassette, a stare preoccupato per le acquate improvvise, a pianificare tutto salvo poi reimpostare tutto all'ultimo minuto...
E quando finalmente Agosto se ne andrà, forse (e dico forse) potrai iniziare a dire "il più è fatto" e adesso mi riposo lavorando.

domenica 14 agosto 2016

Pensiero fatto allo specchio: il tempo che passa, gli acciacchi e le ambizioni

Ci sono giornate che sembrano difficili.
Ci sono giornate che sono realmente difficili.
Ci sono giornate che definirle difficili è un eufemismo.
E poi ci sono giornate in cui non percepisco la difficoltà.

Queste per me sono le tipiche giornate che mi accompagnano e che mi hanno sempre accompagnato.
Questione di ascendente? Possibile.
Questione di fortuna/sfortuna? Non credo
Questione di atteggiamento? Molto possibile.
Fatto sta che, tra momenti in cui me la prendo tantissimo, e momenti in cui riesco ad ignorare il tutto, vivo una Vita che mi piace, e che nonostante tutto sento essere Mia.
La schiena che duole, la stagione avversa, i soldi che non sono mai "abbastanza", la voglia di fare, le difficoltà nel saper fare, l'insufficienza del fare, e poi ancora il tempo che corre, la vista che trema, il sudore che sgorga, ed ancora tanto...tanto da fare, sempre da fare.
Non una corsa, ma una salita quotidiana che mi appresto ad affrontare sempre con rinnovato spirito di scalatore, ma con fisico di "mangiatore di tortelli": ci rido, ci scherzo su, impreco, mi scappa anche qualche moccolo (bestemmia), mi riappacifico subito, salvo poi rinfiammarmi per poi riderci su ancora, ed ancora.
Una Vita di Passione, nelle Passioni quotidiane, sempre ritto sui pedali, senza voltarsi, puntando alla vetta, ma... col 'mi passo, senza esagerare (che poi mi tocca fermarmi stremato), sempre affiancato dall'Amore e dalla Comprensione di chi mi sta accanto, spronato, rimproverato, rassicurato, e spesso osservato in silenzio, con quelle parole non dette che arrivano più di mille discorsi.
Ebbene...
...ci son giornate in cui la difficoltà ti si presenta di primo acchito all'alba, e non ti molla mai un'attimo, bastarda, manco gli avessi fatto un qualche torto.
Eppure...
...ci son giornate in cui la difficoltà mi è realmente Amica, e sempre compagna: metro e metodo, freno ed acceleratore, buio e luce.
Guardo al tempo che passa con nuova (e per adesso strana) maturità, percependo a pieno quanto di fronte a me tenda ad accorciarsi, anche se solo un pezzettino al giorno, e non sentendo più quell'indomabile menefregaggine nei riguardi della distanza tra me ed il futuro remoto.
Quando si semina, non necessariamente si raccoglie dopo un mese: la vita non è fatta di soli ravanelli, ma anche di farnie!
E per le farnie, ci vuol tempo...tanto tempo.
Oggi è stato uno di quei giorni in cui tutto è stato un pò più difficile nel mio confrontarmi con un futuro più distante.
Quel "voler fare" che non potrà, prima o poi, essere di pari passo con il "poter/saper fare", e che mi porterà a cambiar passo, a scalare rapporto nelle nuove salite.
Il tempo passa, ed io ho la fortuna di poterlo percepire ogni giorno in mille manifestazioni, e la Salute talvolta tende a sfuggirmi di mano (anche se m'impegno a tenerla ben serrata): invecchiare è strano, anche a poco meno di quarant'anni, specie quando la mente vorrebbe ignorare il fisico.
Quando si hanno persone intorno, salvo mia moglie, tutte più vecchie che ti dicono "...eh, ma te sei giovane, hai voglia..." c'è una lotta impari contro chi per forza deve aver ragione (visto che dalla sua ha la ragione dell'anagrafe).
Quando si cresce con gente grande, e dietro non si hanno elementi che portino gioventù, tutto appare più pesante.
...
La bicicletta, intesa spesso da me come metafora di Vita, mi tiene allenato senza mai doverla inforcare.
Il tempo trascorre, ed io non oso mettervi rimedio: per fortuna non sono così scemo.
Ma ci sarà un giorno, presto o tardi che sia, in cui dovrò necessariamente cambiar passo, semmai vorrò ancora (e lo vorrò sicuramente) continuare ad affrontare le salite.
Oggi, dopo molto tempo che non lo facevo, guardandomi allo specchio ho visto che quel viso di bimbo, mascherato da barba e voce d'uomo, inizia ad invecchiare, mentre le mani mi tremano, i capelli vorrebbero imbiancare e la pelle racconta stanchezza e preoccupazioni.
...
Desidero la Vita, e desidero che la Vita possa sopravvivermi.

mercoledì 3 agosto 2016

Orto d'estate: uno sguardo e la raccolta

Oggi pomeriggio sono riuscito a dedicarmi all'orto, e mentre sudavo gobboni (chinato) sulla terra arsa, mi è venuta l'idea di fare qualche foto.
Da subito noterete che ancora una volta il mio NON E' UN'ORTO GIARDINO (o un orto "museo"), ma è la soluzione adatta al mio terreno, la mia disponibilità d'acqua, le mie capacità, la mia volontà ed alla Praticità.
Non troverete quindi 6 ravanelli in fila, 2 toppi d'insalata appena usciti dal parrucchiere, una super pianta di pomodori o roba simile...ma troverete una grande confusione organizzata che offre da mangiare a me ed alla mia famiglia.
Debbo anche sottolineare quanto il lavoro dell'orto sia portato avanti da mia moglie (nella prima parte dedicata alle semine ed ai trapianti, la realizzazione dell'impianto a goccia,e quotidianamente per la raccolta) ed a mio padre (quotidianamente per parte dell'annaffiatura, la gestione del verde, parte della pacciamatura ed il raccolto).   Il mio ruolo, in tutta questa storia, è quello di lavorare (e rilavorare) la terra, scegliere buona parte delle sementi e delle piantine da trapiantare, organizzare la rotazione e la consociazione, procedere con la maggior parte dell'annaffiatura, ed alternarmi tra erba da estirpare/tagliare/gestire, sfemminellatura dei pomodori, rincalzatura delle piante, e sopratutto mangiare la buona verdura.
Di seguito foto con didascalia.


Questo è l'orto come si presentava questo pomeriggio, con le numerosi parti a riposo (interamente pacciamate e prive di coltivazione), e le 5 aree.
Da sinistra; parte "Fukuoka" (pomodori, mais, zucchini fiorentini), "seconda mandata" con melanzane, quel che resta del "vernino", blocco pomodori,  zucchini e peperoni di "prima mandata", gli "interrati".
Provo a descrivere meglio.
La parte Fukuoka è una zona dove abbiamo lasciato che crescesse l'erba, per poi essere sfalciata e data quotidianamente alle capre: nel mezzo a tutto quel guazzabuglio ci siamo accorti che stavano nascendo molte piante di pomodoro (nella foto sopra).  Ci siamo quindi limitati a diradare, pacciamare e mettere il tutore ad una ventina di queste piante, e questo è il risultato.
In mezzo a queste, nata da chissà quale seme, si distingue una pianta di formentone (mais), con le sue tre pannocchie di discrete dimensioni.



Al centro dell'orto, nel reparto della "seconda mandata" si trovano il frutto dei trapianti fatti ad inizio giugno: zucchini Alberello di Sarzana, zucchini Fiorentini, pomodori Costoluti Fiorentini, pomodori Canestrino di Pisa (detto anche Pisanello), pomodori Pallini Maremmani, melanzane Fiorentine, peperone Pescarese.



Nella parte di orto "vernino" ad oggi son rimaste soltanto una quindicina di piante di porro, molta bietola a coste, il sedano, della cicoria e qualche toppo di cavolo verza.
Di seguito la parte che perlopiù è coperta da un'abbondante pacciamatura di paglia atta a mantenere fresco ed umido il terreno assai ricco di lombrichi.
Nella prossima primavera proprio qui avrà sede una parte del futuro orto estivo.



Penultima parte dedicata alla "prima mandata", con abbondante presenza di pomodori: i Rio Grande per la conserva, i Cuor di Bue, i Canestrini di Pisa (pisanelli), i Pallini Maremmani, i Piccadilly ed i Costoluti Fiorentini...tutti rigorosamente divisi da piante di basilico genovese.
Oltre a tutto questo sono presenti i peperoncini a cuore da far ripieni, i peperoni Pescaresi, i peperoni Corno di toro, i peperoni Scatoloni Gialli, gli Zucchini Fiorentini.



L'ultima parte dell'orto è quella degli "interrati", con un centinaio di piante di cipolla (il buona parte Rossa di Firenze ed in minima di Bianca Agostana) e le patate a Pasta Bianca (30 Kg alla semina).
Proprio questo pomeriggio ho cavato tutte le cipolle ed una cassetta di patate: vado a rilento ma la raccolta viene fatta sempre in ore troppo calde per essere portata avanti troppo a lungo.
Ecco un dettaglio della raccolta.





Purtroppo la stanchezza m'ha fatto essere poco preciso con alcune patate e lo zappetto ha segnato alcuni tuberi.
Ma son comunque soddisfatto del raccolto, considerando che di patate ne avrà da cavare molte cassette.



















mercoledì 27 luglio 2016

Un nuovo suono, un nuovo segnale da capire

Ogni anno.
Al primo canto del cuculo cerco quattro spiccioli nella tasca: è arrivata la primavera.
Bussa il pettirosso alla finestra, e mi annuncia l'inverno.
La notte del primo bramito, il caldo viene annunciato.
L'assiolo mi parla di una notte silenziosa.
L'ululato del lupo mi fa accapponare la pelle, ma mi mette in guardia per i capretti.
Il canto del gallo mi sveglia al mattino.
L'abbaio del cane mi avvisa di notte e di giorno.
Il belato mattutino mi chiama al dovere.
Il frinire di cicala mi dice di mettere il cappello di paglia.
Lo zirlo del tordo mi dice di mettere la giacca più pesante.
...ma oggi ho avuto una grande sorpresa, ascoltando il pigolare di tre rondinotti appena nati nella stalla delle capre: è la prima volta, ed all'altezza giusta per essere osservati a meno di due metri da terra, mentre mamma rondine li governava a dovere.
Poi è uscita, garrendo, ed è rientrata certamente con un carico di cibo fresco per loro che erano affamati.
Oltre alla fame e alla soddisfazione per il cibo ricevuto dal becco della madre, quel pigolio cosa avrà voluto dire?
L'idea di intendere il suono emesso dagli animali come un "segnale" è cosa che mi appassiona molto.
Ci sarà quindi un qualche annuncio o una nuova "regola della natura" da apprendere per me?

martedì 19 luglio 2016

La culla dell'Assiolo

Fuori c'è un coro di grilli, e l'usignolo canta alla luna.
C'è luce, tanto da scorgere nel campo sotto casa una coppia di caprioli che sfiorano le ginestre a bordo vigna.
L'assiolo scandisce il passare dei secondi, con la sua malinconica musica che echeggia tutt'intorno al bosco.
Una macchina, e poi un'altra.
E silenzio.
E' una notte d'Estate questa, fatta di profumo di fieno tagliato ed di terra arsa dal sole.
Le stelle vincono sulla luna, e seppur poche primeggiano sopra il tetto del podere.
Nell'orto qualcosa si muove: magari la gatta, forse un riccio...e se così fosse povere le mie patate.
Tra poco suona la sveglia: le 4:50, per quella che sarà una delle ultime levatacce dell'estate.
La vigna da accapannare richiede frescura, e poi ci saranno le prode del bosco da ripulire.
Trattore nelle ore calde del giorno, ed un sicuro mal di testa che mi accompagnerà sino alla cena: talvolta troppo poco può il mio cappello di paglia ripetutamente bagnato dall'acqua contro lo stellone di mezzo luglio.
In serata farò visita alle api, a controllare che il ginestrino riscoppiato nel capo possa fornire loro il sostentamento adeguato anche per un poco di miele per me.
Luglio sta scivolando via, tra l'oidio nella vigna, ed i pomodori alti nell'orto, con i primi momenti di pausa (dopo tanto...tanto lavorare) ed il fondamentale riposo pomeridiano.
Alla sera c'è fresco, ed ancora si dorme con la coperta leggera.
Adesso è ora di dormire: il cane mi ha guardato e scodinzolante si è avviato verso la camera.
Lì mi aspetterà, sbadigliando e sgranchendosi le zampe nella cuccia improvvisata che si sarà fatto sotto al letto.
L'assiolo ha fatto una pausa...ma ha ripreso a cantare.
Un'altra macchina romba tra i poggi...e tra quattro ore suonerà la mia sveglia.

giovedì 23 giugno 2016

Brevissime di un Giugno come un altro

"C'ho da fà più di quello che morì di notte perchè di giorno 'un avea tempo..."


Oggi avrò bevuto almeno 4 litri d'acqua mentre ero sul trattore, ed ho sudato (dall'alba al tramonto) tre magliette.
La doccia serale (praticamente notturna) m'ha rimesso al mondo, ma la cena tarda (alle 22:00) m'impone di non coricarmi subito, e quindi provo a contare le lucciole che illuminano l'orto dietro casa, o a scegliere il canto di un grillo e lasciarmi cullare mentre aspetto l'ora per dormire.
Questa sera ho terminato la falciatura del fieno, e già da domani dovrò ranghinarlo in modo che il trifoglio non preda tutte le foglie.
I calli nelle mani sono neri di morchia, nonostante il bruschino e la pasta lavamani usata almeno cinque volte.
C'è un bel profumo di fieno tutt'intorno casa, mentre le braccia arse odorano di sapone ed Estate.


Giugno, infinito mese.
Giugno, il mese dove si spoggetta.
Giugno, il mese del fieno.
Giugno, il mese dove non si dorme mai.
Giugno, le preoccupazioni per le acquate...quando la roba rischia di marcire o di ammuffire.
Giugno, il mese della siccità...quando la roba non va avanti, si secca, e tutto muore troppo presto.
Giugno, con le ciliegie cariche di moschini.
Giugno, con le rondini che picchiano sul vetro della finestra.
Giugno, con duecentosettantacinque mosche attaccate al soffitto di casa.
Giugno, dove con l'ammazzino si devono cacciare le mosche per non sopperire.
Giungo, dove le puppe delle capre scoppiano.
Giugno, dove nell'orto c'è così tanta roba, ma ancora nulla è pronto per essere consumato.
Giugno, dove le ore di luce impongono orari massacranti.
Giugno, e le galline depongono meno uova.
Giugno, ed i suoi profumi.
Giugno, il mese del mio compleanno.
Giugno, ed è davvero Estate.

lunedì 6 giugno 2016

Nutrire le Api

In questi giorni le visite alle Api sono più frequenti, e la constatazione è sempre la medesima: scarsa attività fuori dall'alveare.
La pioggia per prima, e le temperature minime ancora sotto i 10°C, costituiscono un enorme FRENO alle Api.
Non escono, e non c'è quindi attività: le bottinatrici rimangono nell'alveare, e le operaie sono costrette ad attingere alle proprie scorte di miele per sopravvivere.
In pratica: le apri non escono, le api quindi non bottinano, le apri devono comunque nutrirsi, le apri usano il miele stoccato e già opercolato (saldato con uno strato di cera).
Il primo miele che viene usato è proprio quello dei melari, la porzione dell'alveare dove risiedono i telai a miele...propri i telai che vengono usati dall'apicoltore per smielare, ossia togliere il miele.
Terminate quelle scorte le api si spostano nei telai a nido (quelli più grandi che risiedono nella parte bassa dell'alveare), e compiono la medesima azione.
E poi?
E poi le api non hanno più miele a disposizione per sopravvivere, e non possono uscire in rpesenza di brutto tempo.
Ed ecco che la pioggia può rappresentare, in questo periodo dell'anno deputato proprio alla bottinatura, non solo uno stop alla produzione di miele per l'apicoltore, ma anche un pericolo per la vita delle api.
...
Se penso ai melari di fine aprile ed inizio maggio, ed a come si stavano riempendo di ottimo miele...
...e se penso che con la visita di stamani non ho trovato neanche una celletta di miele nei melari...
...inizio ad essere preoccupato.
Nutrire le api diviene a questo punto un obbligo.
Acqua di fonte e zucchero di canna (rigorosamente bio), assieme per divenire uno sciroppo prelibato.
Un nutritore per alveare, e tanta pazienza.
Questa mattina le api erano letteralmente impazzite di fronte a quella "manna".
Le api devono sopravvivere.
Ed intanto le nuvole nere tornano a solcare il cielo caldo di inizio giugno, mentre la botte è pronta con il ramato e mi attende un pomeriggio di trattamento della vigna...l'ennesimo.
Piove!

lunedì 30 maggio 2016

Piove, ed ognuno c'ha il suo male

Piove, dopo una pausa di una settimana.
Piove, in un finale di Maggio che già sapeva di estate.
Piove, anticipando ogni previsione.
Piove, su 5 ettari di fieno falciato ed andanato.
Piove, maledetta la miseria ladra!
Piove, ed il fieno andrà a marcire.
Piove, ed io mi chiedo: cosa farò mangiare agli animali?
Piove, e mi dolgano le ossa come di Novembre.
Piove, e non son mai contento...ri-maledetta la miseria ladra.
Piove, e la solita "signora di turno" mi si lamenta perchè non può godersi la casetta al mare.
Piove, e il solito "signore di turno" mi si lamenta perchè le tre pianticelle dell'orto gli stanno ingiallendo.
Piove, mentre al vicino marcisce il grano che era già maturo per essere trebbiato.
Piove, e penso a quanto c'ho rimesso di soldi e tempo per quei famosi 5 ettari coltrati (aratri), morganati (passati con erpice a dischi), erpicati, seminati a Loietto e Trifoglio Squarroso, ancora erpicati, e poi dopo sei mesi falciati, ranghinati, e...
...e adesso lì a marcire, proprio perchè io sono un bischero e continuo a voler consultare i siti meteo specializzati invece di fidarmi solo dei miei dolori alle ossa.
Piove, ed io sentivo che la perturbazione sarebbe arrivata 24 ore prima di quanto previsto dai professionisti, ma mi son voluto fidare.
Piove, e c'ho rimesso un'annata di lavoro...per 24 ore.
Piove, e non posso fare altro che darmi del bischero, ri-ri-,maledetta la miseria ladra!!!
Piove, ed il prossimo sfalcio preferisco averlo trapassato piuttosto che bagnato.
Piove, ed ognuno c'ha il suo male...


domenica 29 maggio 2016

Racconto di Vita Anacronistica: storie di telecamera e d'Amore (7° parte)

Non ci volle troppo ingegno a comprendere quanto mi stesse accadendo: nuotare nell'Amore, e sentirsi tenuto a galla da questo divenne il sapore più profumato che i miei occhi avessero mai ascoltato prima di allora.
Ero trattenuto nelle mani di Lei,  falena nella notte, che nel semplice seppe darmi l'oltre.
Quei libri oramai chiusi, e quelle risme di fogli appuntati e trascritti, giacevano nell'angolo della scrivania, e lo zaino ben presto fu svuotato per lasciar posto alla musica ed alle nuove idee.
Quel Settembre mi avrebbe aperto al mio primo, vero ed unico Anno Sabbatico: la famiglia mi appoggiava in quella decisione, e lasciai quindi che la leggerezza si sostituisse al senso di colpa.
Lasciare l'Università fu tanto veloce quanto fisiologico: non lo tolleravo più l'odore di quella camera che mi aveva visto conteso fra aspirazione e fallimento, e con una lacrima amara lasciai la chiave di casa nel posacenere dell'ingresso.
Una volta chiusa la porta alle mie spalle, non mi voltai più, lasciando lì chiusi per sempre quegli eventuali rimpianti e rimorsi che non avrei mai voluto portarmi appresso.
La macchina grigia, riempita di vecchie ambizioni, non indugiò neanche quella volta nel riportarmi a casa, cullata e spronata dalle poesie di Faber, dall'inimitabile voce di Freddie, dai cori di Dolores,  dal basso di Jaco, dalla frenetica telecaster di Bruce e dall'acustica e armonica di Bob.
Io facevo ritorno, mentre Lei si apprestava a partire per il suo studiare.
Davanti a quel treno, in quella stazione spoglia e sfollata, la nostra Unione iniziava all'insegna di un treno che partiva, e di uno di noi che rimaneva.
...
Quanti treni ho visto partire...
...
Con il mio ciuffo nero, la camicia a quadri, e quella candela sempreaccesa attendevo le ore notturne per poterla ritrovare, lasciando sempre la finestra socchiusa nella speranza che potesse volare nella mia camera ed apparire su quel minuscolo display verde che tenevo acceso di fianco a me nel letto.
Leggerla era gioia, e l'Amore fu anche questo: una consapevole follia moderata... un'irrefrenabile gioia dolorosa che contaminava ogni centimetro dei miei pensieri.
Il solo pensarla mi faceva nascere un fiore nel petto, ogni volta.
Quei momenti, fatti di frasi brevi scritte da lei prima del sonno, erano grandi regali in quelle notti così lunghe ed in quei giorni fatti di ricerche ed ascolti.
All'indomani del nostro sentirsi, uscivo di casa e subito dovevo recarmi laddove la terra abbracciasse il cielo, sempre salendo, sempre su di una collina o una cima di montagna: lì, una volta seduto e ripreso il fiato, concepivo nuove idee e ne sviluppavo le eventuali concretezze.
Una telecamera prestata dall'Ottavo, un cavalletto improvvisato, un taccuino, una penna blu, una macchina fotografica, e la voglia di far muovere quelle immagini.
Ero bravo, lo riconosco senza superbia alcuna, e sapevo districarmi da quella claustrofobica autarchia dettata da un borsello vuoto e dalla voglia di indipendenza.
Babbo e mamma, come anche i miei nonni, pazientavano senza pressare mai su quel mio fare diurno, osservandomi incuriositi nelle prime realizzazioni ed in quella trasformazione da camera da letto a studio di montaggio.
Ma la notte, proprio quando accoglievo le notizie di Lei, la mia mente correva al futuro (ancora una volta nella mia vita...) ed a quel Podere che sapevo un giorno sarebbe stato mio: pensavo a quel sogno di Vita oramai modificato, ed a come avrei mai potuto far conciliare la telecamera con la zappa.
E mentre i treni partivano, e gli a tra poco si sommavano, affinavo quella tecnica improvvisata, e poco a poco mi proponevo al resto del mondo con quelle mie nuovi vesti.
Un paese è piccolo, e ci vuol poco a diventare "personaggio", ed ecco che tra matrimoni ed eventi ero sempre lì in prima fila a fare il mio dovere, tentando di raccogliere quel poco che bastasse per non farmi sentire un mantenuto in casa dei genitori.
Giorno dopo giorno quello sforzo era ricompensato dalla soddisfazione, e ben presto mi spostai dalla camera di casa agli studi televisivi: una piccola emittente scommise su di me, e da quel momento capii che quella mia nuova Passione era ufficialmente divenuta una professione.
Partito in sordina, perlopiù nella speranza di apprendere, mi resi disposto e disponibile, accettanto di servizi più disparati, e non mettendo limiti etici o "di stomaco".
Fu così che il mio primo servizio fu su un'incidente mortale: un giovane in moto che si era schiantato in curva.   Arrivai che ancora non lo avevano coperto con il lenzuolo bianco, e mi fu fatto cenno di passare dal maresciallo che sovraintendeva quei delicati momenti: la discrezione ed il sangue freddo non s'insegnano, e quel primo filmato fu spontaneo, senza dolore o repulsione, senza vergogna o diniego.
Capii da subito che con quella telecamera in mano avrei saputo essere dentro e fuori alle immagini, rispettoso (quello sempre e comunque) ma audace.
Tante le facce filmate, e tante le storie raccontate, lasciando che il Tempo facesse maturare tanto il professionista quanto l'uomo che stavano dietro a quella telecamera: cercando ogni volta di carpire quanto la Vita distribuisse al prossimo, che di gioia o di tristezza si trattasse, e facendo tesoro di quel grande insegnamento a cui ero fortunatamente esposto.
Ben presto fui premiato, e mi furono proposti servizi considerati più importanti, i primi speciali, e la possibilità di fare anche il cameraman di studio: era il duemilatre, e quei sessantaquattro mila chilometri percorsi tra una storia e l'altra mi avevano fatto meritare le mie prime dirette televisive.
Una televisione locale non può farti montare la testa, e le mie aspettative erano rivolte a quell'opportunità che avevo di imparare lavorando.
Me ne stavo in un angolo, aspettando la chiamata per un'uscita, ed intanto osservavo chi di regia se ne intendeva, o piuttosto mi mettevo a disposizione di chi trascorreva intere giornate nelle calde (e spesso puzzolenti) stanzette del montaggio video, oppure affiancavo un tecnico per campire qualcosa di più sul suono o sulle illuminazioni.
Nei mesi ero divenuto una sorta di factotum, felice di esserlo, che trascorreva oramai tutte le sue ore diurne gestendo immagini in movimento.
Ma quando staccavo...avevo bisogno di campagna.
Proprio in quel periodo capitò una grande occasione, e con tutti i miei risparmi acquistai un castagneto non troppo distante da casa: era lì che mi rifugiavo, spogliato di quel gilè e di quella camicia a quadri, ed acquisivo odore di legna tagliata, di motosega, di terra e di fuoco.
Che si trattasse di funghi, di legna da ardere, di erbette selvatiche o di castagne, io dovevo muovermi tra quei silenzi di bosco, e fondermi con quelle armonie tanto antiche.
Camminavo, e guardavo le fronde che lasciavano scoprire il sole, e facevo lunghi e profondi respiri: era un contrappasso, e dove prima ero chiuso con un computer a respirare aria viziata ed a "lobotomizzarmi" con quelle immagini tanto piccoli, adesso con ampie falcate seguivo la pista di un cinghiale, ripulivo un sentiero, accendevo fuochi per compagnia o facevo la punta ad un bastone.
Ero felice in quel luogo, ricaricato di quel Bello e Tanto.
C'era (e c'è ancora) una pietra su cui mi sedevo al tramonto, rinominata da me "il sasso del pensiero" perchè era lì che attendevo il crepuscolo tra odore di tabacco, sapore di legna e musica di armonica.
Su quel sasso sono nati così tanti pensieri che oggi vivo quotidianamente.
Su quel sasso io pensavo a Lei lontana (ma sempre vicina) ed al Podere.
Su quel sasso una sera di dicembre capii che era il momento di cambiare, e che una maggiore stabilità economica mi sarebbe occorsa per indirizzarmi proprio a quel futuro tanto agognato.
Per tale scopo la televisione mi andava stretta, e sentivo come certa la necessità di indipendenza: aprire una ditta di produzioni video non fu una cosa difficile, ma rischio ben presto di rivelarsi come una follia.
Rimanere nel paesello era di perse Anacronistico, ma pretendere di edificare un tale sogno proprio in quel luogo era percepito come un gesto assolutamente sconsiderato, eppure io ne ero convinto e dovevo provarci.
Il mio ottimismo voleva vincere, seppur fosse quasi impossibile pensare di vivere (non solo quel nuovo progetto) in un luogo che apparentemente mi tagliava le ali ad ogni idea, mi respingeva e che stentava a prendermi sul serio.
Essere preso sul serio: questo è un tema che ha sempre accompagnato la mia Vita, e sul quale ho combattuto le battaglie più silenziose e dolorose.
Entravo ed uscivo dalle chiese, dai municipi, dalle piazze e dagli stadi: sempre presente, ma questa volta tentando di vendermi con quella professione dal nome così complicato per i miei compaesani e per i vicini.
Videomaker...e non volevano proprio intenderlo.
Videomaker...e continuavano a storpiare quella parola.
Videomaker...ed alla fine ero "quello dei filmini" che chiamavano per le cose (spesso) più noiose e lunghe (e naturalmente peggio retribuite).
Come un moderno Don Chisciotte andavo a sbattere quotidianamente contro i pregiudizi e le ristrettezze mentali di privati, ditte, associazioni ed enti.
"Non puoi fare il Sergio Leone della situazione...ogni volta!"
"Pensa a far ciccia e fregatene della tecnica!"
"Secondo me perdere tutto codesto tempo per dei lavori che non capiranno mai..."
Queste alcune delle frasi che alcuni professionisti navigati mi rivolgevano quando mi vedevano lavorare.
Eppure per me c'era così tanto bisogno di far le cose bene, senza approssimazione, e mettendoci al loro interno quel poco di poesia o romanticismo che tanto adoravo mettere nella mia Vita.
Uno spot di un canile diventava trentasecondi di simpatia, un matrimonio era una storia da raccontare, una partita di calcio erano facce di tifosi colme di passione.
Ogni cosa tentavo di farla al meglio...
Ed un giorno quasi inaspettato mi fu proposto qualcosa di sensazionale: andare nelle scuole medie e parlare agli studenti di cinema e...provare con loro a fare cinema.
Questo fu il premio ricevuto dopo tanti sacrifici e fatica.
La soddisfazione di tale ingaggio mi fece ridere per almeno due giorni consecutivi, e quel senso di leggerezza prevalse su quella pesante situazione del mio conto in banca
Curiosità avide, intraprendenza, chiacchiericci, domande banali, domande fenomenali: ero diventato una sorta di insegnante, ed in mezzo a tutte quelle testoline fresche e frizzanti, anche i miei pensieri volavano alti come non mai.
Riassumere quanto mi fu dato da quei bimbi non è per me cosa possibile, e neanche dopo tanti anni saprei descrivere quella soddisfazione: mentre io insegnavo a loro, loro insegnavano a me e mi spronavano a non abbandonare mai i miei Sogni.
 Lei si stava per laureare, e già tre anni erano trascorsi tra storie di telecamera ed Amore.
Fu in quel momento che decisi di uscire dal nido per non farvi mai più ritorno, mettendo per la prima volta il mio nome su di un campanello e trasferendo bagagli, pacchetti e speranze in quella nuova casa.
I tigli ed i lecci a quindici metri dall'uscio di casa, il bosco a trenta passi e quell'orto sotto alla terrazza mi facevano sentire in campagna pur vivendo nel paese.
Una pianta di lavanda fu trapiantata in un vecchio vaso di coccio, e la mia prima notte in quell'appartamento trascorse insonne e con il cuore che cantava contentezza.


Queste le altre parti del racconto:
http://agricoltoreanacronistico.blogspot.it/2016/02/racconto-di-vita-anacronistica-per-un.html


lunedì 16 maggio 2016

Freddo di Maggio: tra pioggia e camino

Pareva impossibile, e quelle temperature di metà Aprile facevano immaginare chissà quali prospettive.
Ad Aprile la vigna stava letteralmente esplodendo, correndo con una vegetazione mai vista per quel periodo.
Il prato ed il pascolo erano verdi e ricchi, come le chiome dei tanti alberi da frutto.
Le galline andavano a cova, ed il camino acceso faceva soltanto compagnia (e non più bisogno).
Caldo, da camicia e maniche tirate su, da uggia serale per quel piumone invernale, dal pizzicore che la maglina di lana iniziava a dare.
Caldo, troppo, ed era soltanto metà Aprile.
Un mese dopo è accaduto l'esatto opposto: freddo e pioggia, pioggia e freddo, freddo, pioggia...ed ancora pioggia.
La tremenda gelata tardiva qui non è arrivata, ma la notte siamo arrivati a 4°C, portando il camino a tornare di bisogno, e mettendo i calzettoni di lana come primi alleati del mattino agricolo.
Freddo, certamente antipatico, che ha frenato tutto, urlando nelle orecchie della vigna quanto la Natura potesse "livellare" ogni cosa: per il tanto caldo anticipato prima, adesso tanto freddo posticipato.
E le notti si son fatte insonni per la preoccupazione del giorno successivo, e quel "perdere il sonno" ha appesantito il passo molto più della tanta mota (fango) che si è appiccicata in giorno prima continua  sotto agli stivali e ad appesantire ogni mio passo.
Le galline hanno rotto la cova, il prato ha rallentato la crescita, i frutti appena allegati sono iniziati a cadere.
Le piante di patata, prima spavalde oltre la pacciamatura, adesso appaiono come rimboccate sotto a quella protezione.
Le poche piante di carciofo hanno frenato (se non arretrato) la loro crescita, e la mignola degli ulivi si è messa in pausa.
Le api, che sciamavano e producevano, adesso paiono disorientate, e si son messe a mangiare le scorte del proprio miele appena stivato.
Io guardo il camino, spento più per volontà che per esigenza, e penso che ho finito la legna segata, e che tutto vorrei tranne che ri-impugnare la motosega di mezzo Maggio.
La pioggia poi ha condito il tutto, allagando la vigna e rendendo impraticabili i campi.
Il grigiore, misto a nebbia, porta (e porterà) preoccupazioni per le viti,mentre le pozzanghere non vogliono asciugarsi.
La Natura (appunto) ha livellato, portando quanto prima aveva tolto.
Se viene il caldo il fieno sarà tanto.
Se viene il caldo le ciliegie parranno poponi.
Se vien caldo l'orto riprenderà vigore.
Se vien caldo sortirà anche qualche fungo.
Se vien caldo potrò togliermi questi stivali, umidi e ghiacci, che tanta mota hanno raccattato anche in quest'ultima annata.
Se vien caldo...magari mi lamenterò per il caldo, da buon Agricoltore quale sono.

Maggio...ogni volta mi fa diventar matto: pare un bimbo che fa le bizze.